SIRACUSA ORTIGIA
Giace
de la Sicania al golfo avanti
un'isoletta che a Plemirio ondoso
è posta incontro, e dagli antichi
è detta per nome Ortigia...
Virgilio, Eneide, Canto III.
Data la ricchezza di palazzi e di scorci interessanti, diviene impossibile segnalare un percorso lineare che comprenda tutto ciò che merita di essere visto. Qui di seguito si nominano quindi solo le vie di maggior interesse lasciando alla fantasia ed alla voglia di chi si addentra in questi angoli di storia, l'emozione della scoperta dei particolari. Un consiglio: viaggiate con il naso all'insù, per non perdere i segreti che queste stradine, con i loro palazzi, racchiudono.
Uno sguardo
alla costa...
L'isola,
l'insediamento più antico della città, è legata alla terraferma dal Ponte Nuovo,
prolungamento di corso Umberto I, una delle principali arterie di Siracusa. Qui
la sensazione del mare
si fa più forte fin dalla darsena che si stende sia a destra che a sinistra del ponte ed è animata da
barche colorate. Lasciando vagare lo
sguardo lungo la banchina si nota a destra, proprio
sull'angolo, un bel palazzo in stile neogotico: l'intonaco
rosso e le bifore della dimora del poeta e scrittore Antonio Cardile (ME
1883-SR
1951) invitano il visitatore a proseguire il periplo
dell'isola. L'atmosfera che si respira è più calma e pacata ed i rumori sembrano
giungere attutiti.
Sulla destra il mare,
sulla sinistra le
antiche mura spagnole che testimoniano come un tempo (fino al
1800) tutta la città vecchia
fosse fortificata. La Porta Marina, la cui
linearità è spezzata da una
bella edicola in stile catalano, immette nel
passeggio Adorno, creato sopra le mura nel XIX sec. Oltre, lo sguardo abbraccia
l'immensa distesa del Porto Grande, in passato teatro di imponenti battaglie.
Fonte
Arethusa -
Sorgente di acqua dolce, ebbe nell'antichità un ruolo determinante per
l'insediamento
del primo nucleo di abitanti. L'esistenza della fonte è legata ad una leggenda.
Aretusa,
ninfa di Diana perseguitata dall'amore del cacciatore Alfeo, chiede aiuto alla
dea che la fa fuggire
lungo una via
sotterranea. Raggiunta così l'isola di Ortigia, la ninfa si trasforma in fonte.
Alfeo però non si
perde d'animo e, trasformatosi in fiume sotterraneo, passa lo Ionio fino a
raggiungere Ortigia dove mescola le sue acque con quelle di Aretusa.
Oggi nella fonte, tra
papiri e palme, nuotano anatre e papere. Il fronte delle case, dai
colori pastello, rende l'armoniosa continuità che pervade anche le vie interne.
Appare sulla punta estrema dell'isola la mole del Castello Maniace . Fortezza in pietra arenaria costruita da Federico II di Svevia
nella prima metà del XIII sec. lI nome è quello del
generale bizantino Giorgio Maniace che nel 1038 cerca di sottrarre Ortigia agli
Arabi, fortificando l'isola ed in particolare il luogo dove poi Federico II
riedificherà il castello. La struttura squadrata e massiccia è tipica della
tipologia costruttiva sveva. Alcuni elementi architettonici testimoniano come il
castello probabilmente avesse funzione difensiva, ma anche di rappresentanza. Proseguendo
si raggiunge la riviera di Levante da cui si gode di una bella vista del
Castello (la migliore resta quella che si gode dal mare). Si supera la
Chiesa dello Spirito Santo, dalla bella e bianca facciata a tre ordini
raccordati da volute e scandita da lesene, e si raggiunge, lasciato alle spalle
anche il Forte Vigliena, il Belvedere S. Giacomo, un
tempo baluardo difensivo, da dove si gode di una bella vista su Siracusa.
...ed una
passeggiata nell'interno
Piazza Duomo
- Dalla forma
irregolare e leggermente tondeggiante lungo il lato che fronteggia la
cattedrale,
quest'incantevole piazza si permea di un'atmosfera particolarmente suggestiva al
tramonto ed al calare della notte, quando viene illuminata. E' delimitata da bei
palazzi barocchi tra i quali spiccano la notevole facciata di Palazzo
Beneventano del Bosco, dalla bella corte interna, con di fronte il
Palazzo del Senato (nel cui cortile è custodita una Carrozza del
Senato del XVIII sec.) e la Chiesa di S. Lucia a chiudere il lato
corto.
Duomo
- Il sito ove sorge il
Duomo viene destinato fin dall'antichità ad ospitare un luogo di
culto. Ad un tempio eretto nel VI sec. a.C. si sostituì il
Tempio
di Atena, innalzato in onore della dea con i proventi della fatidica e
schiacciante vittoria ad Himera (480 a.C.) contro i Cartaginesi. Il tempio viene
inglobato, nel VII sec., in un edificio cristiano: vengono innalzati muri a chiudere lo spazio tra
le colonne del peristilio e vengono aperte otto arcate nella cella centrale per
permettere il passaggio alle due navate laterali così ottenute. Le imponenti
colonne doriche sono ancora oggi visibili sul lato sinistro, sia all'esterno che
all'interno dell'edificio. Forse trasformata in moschea durante la dominazione
araba, la chiesa viene rimaneggiata in epoca normanna. Il terremoto del 1693
causò il crollo della facciata che viene rifatta in forme barocche (XVIII sec.)
dal palermitano Andrea Palma che utilizzò come modulo compositivo basilare la
colonna. L'ingresso è preceduto da un atrio con un bel portale fiancheggiato da
due colonne a torciglioni lungo le cui spire si avvolgono rami d'uva.
All'interno, il lato destro della navata laterale è delimitato dalle colonne del
tempio, che oggi danno accesso alle cappelle. Nella 1° cappella di destra è
conservato un bel fonte battesimale formato da un cratere greco in marmo
sostenuto da sette leoncini in ferro battuto del XIII sec.
La cappella di S. Lucia presenta un bel paliotto argenteo del
'700. Nella nicchia è conservata la statua argentea della santa, opera di Pietro
Rizzo (1599). La cattedrale raccoglie molte statue dei Gagini tra cui quella
della Vergine (di Domenico) e di S. Lucia (di Antonello) lungo la navata
laterale sinistra e la Madonna della Neve (di Antonello) nell'abside sinistra.
A nord della piazza, in via Landauna, si trova la Chiesa dei Gesuiti,
dall'imponente facciata.
Palazzo
Mergulese-Montalto
- E' un bellissimo palazzo, purtroppo non in ottime condizioni, la cui
costruzione
risale al XIV sec. La facciata si scandisce in due ordini divisi da un
marcapiano dentellato. La parte superiore è ornata da superbe finestre
elaborate, racchiuse da archi dal ricco intaglio e suddivise da esili colonnine
tortili. Al piano inferiore si apre il portale ad arco acuto sormontato da una
bella edicola. Dal palazzo si può raggiungere la vicina piazza Archimede,
di formazione più recente. Animata al centro dall'ottocentesca fontana di
Artemide, è delimitata da bei palazzi. Dalla piazza nasce via della Maestranza.
Via
della Maestranza -
E' una delle vie principali e più antiche di Ortigia ed è fiancheggiata da
abitazioni nobili di aspetto barocco di cui, qui di seguito, segnaliamo le più
significative. Al n° 10 il Palazzo Interlandi Pizzuti e, poco più
avanti, Palazzo Impellizzeri (n° 17), che presenta una facciata
ritmata da finestre e balconi dalle linee sinuose. Poco oltre, Palazzo
Bonanno (n° 33), sede dell'Azienda Autonoma di Turismo, è una severa
costruzione medievale dalla bella corte con una loggia al primo piano. Al n° 72
si eleva l'imponente Palazzo Romeo Bufardeci, dall'esuberante
facciata con balconi rococò. La via si apre poi in una piazzetta coronata dalla
Chiesa di S. Francesco all'Immacolata cui si appoggia la torre
campanaria risalente all'800. La facciata chiara, convessa, è lineare e scandita
da colonne e lesene. La chiesa ospitava, nella notte tra 28 ed il 29 di
novembre, un rito di origine antica, la Svelata, durante il quale veniva svelata
l'immagine della Madonna. Questo avveniva nelle prime ore dell'alba (per
permettere alla gente di recarsi al lavoro che un tempo iniziava prestissimo).
Durante la notte una banda musicale annunciava ai fedeli l'inizio della
celebrazione. Verso la fine della via si delinea la facciata ricurva di
Palazzo Rizza (n° 110). Palazzo Impellizzeri (n° 99)
domina la via dall'alto della sua sontuosa ed originale cornice di volti umani e
grotteschi sormontata da motivi floreali.
Alle spalle dell'ultimo tratto si stende il Quartiere della Giudecca
dalla planimetria antica, con vie serrate e perpendicolari tra loro. Venne
abitato dalla comunità ebraica durante il XVI sec., fino alla loro espulsione.
Mastrarua - Oggi via Vittorio Veneto, era un tempo l'arteria principale di Ortigia. Era lungo questa via che il re entrava in città ed era qui che si svolgevano processioni, parate ufficiali e reali. E quindi logico che vi si affacciassero bei palazzi. Alcuni tra i più significativi sono Palazzo Bianco (n° 41). riconoscibile dalla statua di S. Antonio in un'edicola sulla facciata e dal bel cortile interno con scalea, Casa Mezia (n° 47) il cui portale è sormontato da una mensola a forma di grifone, e la Chiesa di S. Filippo Neri seguita dalla lineare facciata di Palazzo Interlandi e da Palazzo Monforte, purtroppo molto rovinato. Quest'ultimo fa angolo con via Mirabella lungo la quale si allineano begli edifici. In particolare, proprio di fronte a palazzo Monforte, si può ammirare l'elegante Palazzo Bongiovanni. Il portone è sovrastato da una maschera sopra la quale, ad aggetto, si trova la figura di un leone che regge un cartiglio recante la data 1772, e che funge da sostegno centrale di un balcone sagomato. La finestra centrale è segnata da volute. Proseguire lungo via Mirabella. Una piccola deviazione a destra permette di ammirare Palazzo Gargallo (oggi sede dell'Archivio Distrettuale Notarile), in stile neogotico. In corrispondenza di piazzetta del Carmine, si incontra anche l'altro Palazzo Gargallo (n° 34), sempre nello stesso stile. Via Mirabella segna anche l'inizio del quartiere arabo, caratterizzato da vicoli, o ronchi, particolarmente stretti. In uno di questi si trova anche la basilica paleocristiana di S. Pietro, oggi auditorium, di cui si può ammirare il bel portale. Sempre in via Mirabella, poco oltre, si incontra la chiesa di S. Tommaso, di origini normanne (XII sec.). Riprendendo la Mastrarua, al n° 111 si incontra un bel portale con esseri mostruosi. Al n° 136,. invece, si trova la Casa Natale di Elio Vittorini (nato il 23 luglio 1908).
Tempio di Apollo
- L'edificio, costruito nel VI sec. a. C., è il più
antico
tempio dorico della Sicilia. Secondo
un'iscrizione dedicato ad Apollo, secondo Cicerone ad Artemide, è stato
trasformato in chiesa bizantina, poi in moschea e di nuovo chiesa sotto i
Normanni. Si possono ancora vedere resti di colonne del peristilio e una parte
del muro del recinto sacro.
Dalla piazza si diparte Corso Matteotti, passeggio di Ortigia,
fiancheggiato da eleganti negozi.
PARCO
ARCHEOLOGICO DELLA NEAPOLIS
Vi
sono due differenti ingressi: uno situato in via Rizzo e l'altro in via
Paradiso. Il percorso qui descritto prevede l'entrata da via Rizzo.
Teatro
Greco - E' uno dei
più imponenti dell'antichità. La cavea è stata completamente scavata nella
pietra sfruttando la naturale pendenza del colle Temenite. La data di
costruzione è stata stabilita intorno al V sec. a.C. in base alla notizia della
rappresentazione della prima dei Persiani di Eschilo. Ci è giunto anche il nome
del probabile costruttore: Damocopo, detto Myrilla per aver utilizzato unguenti
(miroi) all'inaugurazione del teatro.
Il teatro viene modificato da Ierone II nel III sec. a.C.: divisa in nove cunei,
la cavea è percorsa, a metà circa, da un corridoio. Lungo la parete, in
corrispondenza di ogni settore, viene inciso il nome di una personalità o di una
divinità. Ancora oggi è possibile distinguere le lettere che formano il nome di
Giove Olimpio (DIOS OLYMPIOS ) nel cuneo centrale e, proseguendo a destra,
fronte alla scena, quelli dello stesso Ierone II (BASILEOS IERONOS), della
moglie Filistide (BASILISSAS FILISTIDOS), e della nuora Nereide (BASILISSAS
NEREIDOS). Adattato in epoca romana per giochi d'acqua (si suppone) e
combattimenti fra gladiatori prima della costruzione dell'anfiteatro, lo spazio
viene utilizzato anche in epoche successive in modo improprio. Gli spagnoli
infatti vi impiantano dei mulini ad acqua.
Nel settore centrale della cavea sono ancora visibili i solchi lasciati da due
macine ed il canale di scolo dell'acqua. Alle spalle della cavea si trova un
grande spiazzo su cui si apre, al centro, la cosiddetta Grotta del Ninfeo
con vasca rettangolare ravvivata dalle acque di un acquedotto greco che corre
per circa 35 km e nasce dal Rio Bottiglieria, affluente del fiume Anapo, nella
zona di Pantalica. In disuso durante il Medioevo, nel XVI sec, l'acquedotto
viene riattivato dal marchese di Sortino per alimentare i mulini impiantati nel
teatro. Sulla sinistra si apre la Via dei Sepolcri. Nelle pareti
che la fiancheggiano sono scavati ipogei di epoca bizantina e nicchie votive che
servivano, appunto, per depositare offerte.
Ancora oggi al teatro vengono messi in scena spettacoli classici greci e latini
che si svolgono durante l'estate (rappresentazioni classiche).
Orecchio di Dionisio
- Questa suggestiva grotta si trova in una delle più belle
latomie
di Siracusa, la Latomia del Paradiso, oggi un delizioso giardino
ricco di aranci, palme, magnolie. Come evoca il nome, l'aspetto della grotta
richiama un padiglione auricolare, sia nella sagoma dell'entrata che nel disegno
serpeggiante dell'interno. Fu Caravaggio, durante un suo viaggio in Sicilia agli
inizi del '600, ad assegnarle questo nome, affascinato anche dalla leggenda
secondo la quale Dionisio il Vecchio, grazie all'eco eccezionale, avrebbe potuto
ascoltare, non visto, i suoi nemici.
La levigatezza delle pareti, così alte e regolari, e lo sviluppo interno, quasi
labirintico e sempre immerso nella penombra, rendono difficile credere che si
tratti di una cava. In realtà, questa particolare conformazione è dovuta alla
tecnica di scavo utilizzata: una piccola fenditura nella parte più alta, poi
allargata verso il basso (forse seguendo il tracciato di un acquedotto) man mano
che si scoprivano strati di ottima pietra. La grotta ha anche un'eccezionale
acustica e non è raro imbattersi in una guida, turista o curioso che si cimenta
nel canto dando bella prova di sè.
Molte le storie che circolano sulla grotta e sul suo utilizzo una volta
terminata: accanto all'ipotesi più veritiera che la vuole adibita a prigione
(come tutte le altre latomie) e a quella più fantasiosa di "cornetto acustico"
di Dionisio, c'è anche chi sostiene che venisse utilizzata dal coro per gli
spettacoli al vicino teatro. Accanto si trova la Grotta dei Cordari,
così chiamata perchè utilizzata, fino a poco tempo fa, da questi artigiani per
intrecciare la corda in un ambiente piacevolmente fresco. Visibile purtroppo
solo dall'esterno (per motivi di sicurezza) fornisce un ottimo esempio delle
tecniche di scavo.
Ara di Ierone II - E' un immenso altare, lungo circa 200 m ed in parte ricavato nella roccia, eretto nel III sec. a.C, dal tiranno per i sacrifici pubblici. Di fronte si apriva una grande piazza rettangolare, probabilmente porticata, con al centro una piscina.
Anfiteatro Romano
- E' stato costruito in epoca imperiale sfruttando la conformazione del terreno
che ha permesso di ricavare, direttamente nella roccia, metà della cavea. E' la
parte meglio conservata. L'altro emiciclo invece era formato da grossi conci di
pietra riutilizzati nelle epoche successive. Si possono ancora distinguere i due
ingressi, uno a sud ed uno a nord. Al centro dell'arena si apre un vano
rettangolare collegato all'entrata sud tramite un fossato. Era uno spazio
"tecnico" destinato ai macchinari scenici per la realizzazione di effetti
speciali durante gli spettacoli.
Di fronte all'ingresso all'anfiteatro si trova la chiesetta preromanica di
S. Nicolò dei Cordari (XI sec.) sul cui lato destro è visibile la
piscina romana utilizzata per allagare l'anfiteatro in occasione delle naumachie
e per pulire l'arena al termine dei combattimenti tra gladiatori e belve feroci.
Tomba di Archimede - Visibile solo dall'esterno da via Romagnoli, angolo via Teracati. All'estremità orientale della Latomia Intagliatella si estende la Necropoli Grotticelli. Tra le cavità ricavate nella roccia, se ne evidenzia una particolare, dall'entrata abbellita da colonne doriche (molto rovinate) e da un frontone a timpano. E' la cosiddetta Tomba di, Archimede, in effetti un colombario (ambiente con nicchie destinate ad accogliere urne funerarie) di epoca romana.
Le Latomie
Le
latomie, dal greco litos: pietra e temnos: taglio, sono le antiche cave da cui
venivano ricavati i blocchi di pietra calcarea utilizzati per la costruzione di
edifici pubblici e grandi dimore. Dopo aver scelto la zona che offriva la
possibilità di estrarre conci regolari e di buona qualità, si dava inizio allo
scavo. Per estrarre la pietra si ricavavano delle fenditure nelle quali venivano
inseriti cunei di legno. Si provvedeva poi a bagnare il legno che aumentava così
di volume spaccando la pietra.
Per trovare strati di pietra più compatta, lo scavo veniva condotto in
profondità, mediante l'apertura di grotte sempre più imponenti. Per sostenere la
volta di copertura di queste cavità, venivano lasciati pilastri ricavati dalla
roccia stessa. Si calcola che in questo modo fosse possibile ottenere quantità
impressionanti di materiale. Una volta terminato lo scavo questi ambienti
venivano utilizzati come prigioni, come riferisce anche Cicerone nelle Verrine.
E' molto probabile che il luogo in cui vennero segregati i 7000 Ateniesi fatti
prigionieri nel 413 a.C. fossero proprio le latomie. Rinchiusi per otto mesi,
perirono tutti, tranne alcuni che ebbero la fortuna di essere venduti come
schiavi e pochi altri che, narra la leggenda, seppero citare i versi di Euripide
a memoria. Si deve inoltre pensare che a quei tempi l'aspetto delle grotte era
sicuramente diverso: esse erano più ampie, più tetre e più adatte allo scopo,
mentre quello che vediamo oggi è il risultato di crolli dovuti soprattutto a
scosse telluriche. Nelle epoche successive questi spazi vennero invece
utilizzati per cerimonie funerarie, come rifugio e poi come aree coltivabili e
solo ultimamente si è pensato di rivalutarne l'importanza storica e recuperarle.
Tracciando una mappa di tutte le latomie (ne sono state individuate 12, ma
alcune sono state " seppellite" dalle costruzioni), si nota che esse si
dispongono lungo una sorta di arco che corrisponde al profilo della terrazza
calcarea che si eleva approssimativamente al confine dei due antichi quartieri
di Neapolis e Tyche.
La più suggestiva è la Latomia del Paradiso che si trova nel Parco
Archeologico. Si tratta in effetti di un insieme di cave attorno alle quali è
sorto un delizioso giardino. Dall'alto (di fianco al teatro greco) si riesce ad
avere una visuale complessiva ed a distinguere alcuni dei pilastri che
sorreggevano la volta di copertura delle grotte, crollata in seguito a movimenti
tellurici.
Procedendo lungo la linea, verso est, si incontrano la Latomia
Intagliatella, la Latomia di S. Venera, la Latomia
del Casale e la Latomia dei Cappuccini, forse la più
grandiosa e spettacolare grazie alle alte pareti scoscese.
Museo
del Papiro - La
riscoperta del papiro a Siracusa è da attribuirsi a Saverio Landolina che, nel
XVIII sec., rivaluta la presenza della pianta, utilizzata fino a quel momento a
scopo decorativo dalla popolazione locale, e riesce a riprodurre il processo di
fabbricazione della carta (nel museo ve ne sono parecchi esempi).
Il materiale esposto nel museo copre tutti gli ambiti di utilizzo del papiro,
dagli scritti di epoca faraonica (tra cui alcuni frammenti del Libro dei Morti),
ai manufatti in corda, ai ventagli, alle stesse varietà della pianta, alle
imbarcazioni leggere, adatte soprattutto alle zone paludose, con estremità
leggermente rialzate ed ancora utilizzate per caccia e pesca da alcune
popolazioni africane. L'ultima parte è dedicata alla carta: dalla sua
fabbricazione (ricostruzione di un tavolo da lavoro) ai pigmenti e strumenti
utilizzati dallo scriba.
Catacombe di S. Giovanni
- Sorgono nella zona di Acradina, che fin dal periodo romano è stato
luogo
deputato al culto dei morti. Al contrario delle catacombe romane, scavate in
fragile tufo e quindi forzatamente anguste (per scongiurare il pericolo di
crolli), quelle siracusane sono state scavate in uno strato di solida roccia
calcarea che permise il crearsi di ampi spazi.
Le Catacombe di S. Giovanni, sorte intorno alla tomba di S.Marciano, uno dei
primi martiri, hanno una struttura complessa e risalgono al IV-V sec. Si
costituiscono intorno ad un rettilineo principale ricavato seguendo il tracciato
di un acquedotto greco
probabilmente in disuso. Da esso si staccano, ad angolo retto, i cardini minori.
I sepolcri si trovano lungo le pareti e sono ad arcosolio e polisomi, cioè a più
"posti", fino ad un numero massimo di venti. Tra l'uno e l'altro si trovano
loculi più piccoli e meno profondi destinati ai bambini. Ad intervalli si aprono
aree circolari o quadrate, utilizzate dai cristiani come camere sepolcrali di
martiri e santi. Tra queste la più nota è la Rotonda di Adelfia, ove è stato
ritrovato un bellissimo sarcofago scolpito con scene bibliche (in attesa di
collocazione probabilmente al 2° piano del Museo Archeologico). Lungo il
tracciato si incontrano inoltre cisterne coniche di epoca greco-romana
trasformate poi in cubicoli.
Santuario della Madonna delle Lacrime - Visibile fin da lontano per la sua struttura conica in cemento armato, imponente (80 m di diametro alla base per 74 di altezza) e singolare, il santuario è nato in seguito ad un evento prodigioso avvenuto nel 1953 (la lacrimazione di un quadro della Madonna) ed è meta oggi di numerosi fedeli. E opera degli architetti francesi M. Andrault e P. Parat e dell'italiano R. Morandi che si è occupato della parte strutturale. All'interno la vertiginosa sensazione di altezza viene sottolineata e valorizzata dalle linee verticali e dalle strette finestre che corrono verso l'apice.
"EPIPOLI"
Castello
di Eurialo -
Lungo via Epipoli, in località Belvedere, a 9 km ca a nord-ovest. La strada
che
raggiunge
la fortezza, permette di rendersi conto dell'imponente aspetto difensivo che la
città assume sotto Dionisio il Vecchio. L'abile stratega, oltre a fortificare
Ortigia. decide di cingere la città di mura inglobando anche i due quartieri di
Tyche e Neapolis, fino a quel momento extra-moenia. e quindi facili prede di
attacchi. In quest'ottica dà inizio alla costruzione delle imponenti mura
dionigiane (27 km) lungo l'altopiano dell'Epipoli, che racchiude a nord
la città. La cinta era costituita da due pareti parallele di blocchi squadrati di pietra
calcarea il cui interstizio era riempito di pietrame. Alta 10 m e larga circa 3
m. era provvista di postierle che assicuravano il passaggio senza offrire al
possibile nemico un facile punto di attacco, come invece potevano essere le
porte (proprio per questo erano affiancate da torri difensive). Un tratto delle
mura è visibile lungo la strada che conduce a Belvedere (sulla sinistra).
Sulla sommità dell'altipiano viene edificato il castello, chiamato Eurialo dal
nome del promontorio su cui sorge, a forma di testa di chiodo (gr. Euryelos). La
fortezza è una delle più imponenti dell'antichità. Tre erano i fossati da
superare prima di giungere al mastio, cuore della fortezza, e percorsi da
gallerie sotterranee che rendevano impossibile controllare il passaggio delle
guarnigioni e dei rifornimenti e facilitavano lo sgombero dei materiali che i
nemici gettavano nei fossati, Il nemico, se mai fosse riuscito ad entrare,
sarebbe rimasto disorientato. L'ingresso della zona archeologica coincide con il
primo di quei fossati. Poco più avanti si delinea il secondo, profondo, dalle
pareti verticali ed infine il terzo, vera e propria opera strategica. Quest'ultimo
presenta tre piloni alti e ben squadrati che testimoniano l'esistenza di un
ponte Ievatoio comunicante con l'area del mastio. Il lato orientale è percorso
da una serie di gallerie comunicanti una delle quali, lunga addirittura 200 m,
giungeva fino alla porta a tenaglia (Tripylon), una delle uscite della fortezza.
Lungo il lato occidentale del fossato si aprivano invece dei vani adibiti a
deposito per le vettovaglie.
Alle spalle si erge il mastio quadrato, preceduto da un imponente schieramento
di cinque torri difensive. Oltre il mastio si penetra in un recinto con ancora
visibili, sulla destra, tre cisterne quadrate. Sulla punta estrema, si gode di
un bel panorama su Siracusa (di fronte) e, a sinistra, sulla piana.
FUORI CITTA'
Fonte
Ciane - 8 km a
sud-est. La foce del Ciane, che quasi si unisce al vicino fiume Anapo,
principale
collegamento con la zona interna di Pantalica è il punto di partenza per
l'escursione in barca che permette di risalire un tratto del corso d'acqua.
Appena partiti si giunge in vista del porto grande di Siracusa (bel panorama)
per poi proseguire lungo un tratto ove la vegetazione è
ricca di canne, frassini secolari ed eucaliptus. Poi, oltre una chiusa, ci si
immerge in una rigogliosissima "folla" di papiri che si china sull'acqua. E' qui
che secondo il mito la ninfa Ciane, legata ad Anapo, si oppone al rapimento di
Persefone da parte di Ade e viene per questo tramutata in sorgente.
STORIA
Colonizzata intorno all'VIII sec. a.C. dai Greci di Corinto che si stanziano sull'isola di Ortigia. Siracusa cade ben presto in mano a tiranni. Al momento del suo massimo splendore (V-IV sec. a.C.) la città conta circa 300.000 abitanti e domina la Sicilia. Tra il 416 ed il 413 si scatena un furioso conflitto tra Siracusa ed Atene, i cui guerrieri sono capeggiati da Alcibiade. E' uno degli episodi più famosi e cruenti della storia antica. Passata ai Romani, viene poi occupata dai barbari, dai Bizantini, dagli Arabi e dai Normanni.
I
tiranni di Siracusa
- Il tiranno, figura antica che corrisponde all'odierno dittatore, è uno dei
personaggi che spesso si incontra ripercorrendo la storia della Sicilia in
periodo ellenistico ed in particolare di Siracusa. Gelone, già
tiranno di Gela, nel 485 a.C. estende il suo dominio su Siracusa. Le sue mire
espansionistiche causano l'ostilità dei Cartaginesi che si trasforma ben presto
in aperto scontro. Gelone, alleatosi con Terone, tiranno di Agrigento, riesce a
sconfiggerli nella celebre battaglia di Himera (485 a.C.). Gli succede il
fratello Ierone che durante il suo governo aiuta Cuma a sbarazzarsi della
minaccia etrusca (474 a.C.).
Dopo un breve periodo di democrazia caratterizzato da scontri con Atene, sale al
trono il famoso Dionisio il Vecchio (405-367). Stratega accorto,
basa il suo governo sul consenso popolare, ottenuto attraverso regalie e favori,
e sulla sua figura di difensore contro il pericolo punico, che però non riesce a
sgominare. Sotto di lui Siracusa diviene una vera e propria potenza. Da un punto
di vista personale, invece, appare come una figura sospettosa, timorosa di
complotti contro di lui. Le paure divengono vere e proprie manie di persecuzione
e sfociano nella sua volontaria reclusione nel castello di Ortigia, da lui resa
fortezza inespugnabile e dimora riservata alla corte. La sua storia è costellata
di stranezze che danno adito a numerose dicerie, a metà tra la leggenda e la
realtà. Narrano quindi Valerio Massimo, Cicerone e Plutarco che, non fidandosi
dei barbieri, il tiranno affida alle figlie il compito di raderlo, ma,
intimorito che esse stesse possano ucciderlo, le obbliga ad utilizzare gusci di
noci arroventati al posto di coltello e cesoie; fa scavare intorno al talamo
nuziale un piccolo fossato con un ponticello che toglie dopo essersi coricato e,
per dimostrare come la vita di un regnante sia densa di pericoli, fa appendere
sopra il capo di Damocle, cortigiano invidioso, una spada affilata e sostenuta
da un semplice crine di cavallo (da qui la locuzione Spada di Damocle utilizzata
per esprimere l'incombere di una minaccia). La sua cupidigia lo porta persino,
si dice, ad appropriarsi del mantello aureo della statua di Zeus e a farlo
sostituire con uno di lana.
Alla sua morte sale il figlio, Dionisio il Giovane, non dotato
delle stesse capacità politiche del padre, seguito dal sanguinario Agatocie, che
per prendere il potere non esita a massacrare gli aristocratici. Anche il suo
tentativo di scacciare i Cartaginesi dalla Sicilia si rivela vano (sconfitta ad
Imera nel 310 a.C.)
L'ultimo dei tiranni a governare Siracusa è Ierone II. Nel 212 la città passa
nelle mani dei Romani sotto i quali diviene capitale della provincia di Sicilia.
Le
distrazioni di Archimede
- Della vita di Archimede, celebre matematico nato a Siracusa nel 287 a.C., non
si hanno notizie certe. Si narra che fosse così distratto ed assorto nei suoi
studi da dimenticare persino di bere e di mangiare. I suoi servitori erano
costretti a trascinarlo a forza ai bagni ed anche là continuava a tracciare
figure geometriche disegnando nella cenere. E' nella sua vasca da bagno che
scoprì il principio che lo rese famoso: un corpo immerso in un liquido riceve
una spinta uguale e contraria al peso del volume di liquido spostato. Raggiante
si alzò di scatto e uscì di casa correndo ed urlando "Eureka" (ho trovato!).
Si occupò di aritmetica, geometria, fisica, astronomia ed ingegneria. Tra le sue
invenzioni meccaniche vi sono la coclea (o vite di Archimede), un cilindro
contenente una superficie elicoidale, la ruota dentata, le sfere celesti e gli
specchi ustori, un gioco di lenti e specchi con i quali riuscì ad incendiare la
flotta romana. Si narra inoltre che quando i Romani riuscirono a penetrare nella
città, Archimede, immerso nei suoi calcoli, non se ne accorse e morì trafitto
dalla spada di un soldato.
TURISMO
Siracusa dal mare - E' possibile compiere il giro del Porto Grande e dell'Ortigia, affidandosi alla Motonave Selene che da marzo a novembre (ed oltre, se il tempo ed il mare lo permettono) naviga sottocosta offrendo una visuale ed una prospettiva diversa della città. Il giro, della durata media di 35 min, può essere "allungato" a piacere ed includere, su prenotazione, il pranzo o la cena. Particolarmente suggestivo il percorso nelle ore del tramonto o di notte quando i singoli punti di interesse vengono di volta in volta illuminati.